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murales antismog sono una tendenza che ha iniziato farsi strada nell’architettura urbana in Italia.

L’ultimo esempio in ordine cronologico è stato inaugurato il mese scorso nel quartiere di Stadera, nella periferia milanese.

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L’opera si chiama “Cura” ed è il prodotto della collaborazione tra Worldrise – Onlus attiva per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente marino – e Fantastudio, un hub creativo che esplora l’universo femminile nell’arte.

Il filo conduttore con alcuni dei murales già disseminati nelle città italiane è la vernice Airlite, definita la prima pittura climate positive.

l tema della rappresentazione è l’acqua, che è l’elemento ricorrente al centro di tutte le varie attività promosse da Worldrise, di cui vi abbiamo già parlato. Questa presenza fluida, che simboleggia il divenire, traina la narrazione, che si snoda tra la rappresentazione immaginaria della dea Cura e i rifiuti che dalla città finiscono in mare, distruggendo gli ecosistemi.

L’obiettivo del murales

Portare in città le meraviglie del mare e raccontarne i problemi, evidenziando come ognuno di noi possa essere parte della soluzione

Perchè l’Airlite

La vernice Airlite è una pittura naturale perché 100% minerale e fotocatalitica, sfrutta cioè la luce solare per depurare l’aria da fumi di scarico, polveri, batteri e muffe.

Infatti è dotata di una tecnologia innovativa che si attiva a contatto con la luce, sia naturale che artificiale, e cattura le particelle inquinanti per trasformarle in molecole di sale, purificanti per l’aria.

Le stime confermano che 100 metri quadri di superficie dipinti con Airlite svolgono lo stesso effetto assorbente degli agenti inquinanti di una superficie equivalente di bosco e compensa le emissioni di 18 auto in un anno.

Il murales più grande del sud a Napoli

Il più grande tra i murales antismog del Sud si trova a Napoli e ricopre 370 metri quadri di parete di una scuola, nel quartiere Fuorigrotta.

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 #UnlockTheChange riprende il nome dell’omonima campagna delle B Corp italiane, ovvero aziende il cui modello socioeconomico è certificato come sostenibile dall’ente non profit B Lab.

L’opera di Zed1 raffigura una bimba che si affaccia su un portone, a simboleggiare la nuova dimensione possibile più etica e rispettosa dell’ambiente, che lo stesso quartiere  ha vissuto dopo la chiusura dell’Italsider (ex Ilva).

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