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La scomparsa di Emanuela Orlandi è uno di quei casi di cronaca che, quasi quarant’anni dopo, suscita ancora forte commozione, indignazione e curiosità. Deve averlo pensato anche Mark Lewis, regista inglese, quando ha scelto di riassumere l’intera vicenda in un documentario per Netflix

Una storia italiana, per un pubblico straniero

Vatican girl è il risultato di un lavoro complesso, ma meticoloso. Lewis affida la narrazione ai familiari di Emanuela – in particolare, al fratello Pietro – e ai diversi cronisti che se ne sono occupati nel corso degli anni: Emiliano Fittipaldi, Raffaella Notariale, Ferruccio Pinotti, Fabrizio Peronaci e Andrea Purgatori. 

Questo permette, alla ricostruzione che ne viene fuori, di essere precisa e attenta, ma soprattutto delicata, lontana da toni sensazionalistici. Ogni intervento riesce a sommarsi agli altri, aggiungendo particolari mai banali e chiavi di lettura diverse. Perché diverse, necessariamente, sono le interpretazioni e i punti di vista, come in ogni vicenda senza conclusione. 

Dal momento della scomparsa ai giorni nostri, i quattro episodi di Vatican girl esplorano ogni pista, ogni possibile ipotesi, senza tralasciare nemmeno i depistaggi e gli errori. Ne viene fuori un documentario che non aggiunge niente, e che per questo potrebbe risultare ripetitivo a chi già conosce la storia di Emanuela, ma è egregio nel riassumere i difficili contorni di una storia complicatissima. 

Vatican girl guarda, forse, più al pubblico estero, che a quello italiano. Non è un caso che a dirigerlo sia stato un regista straniero e che lo abbia fatto in inglese. 

La scomparsa

Emanuela è una quindicenne residente in Vaticano, figlia di Ercole Orlandi, commesso della Prefettura della casa pontificia, e di Maria Pezzano. Il 22 giugno 1983, dopo una lezione di musica, intorno alle 18:45, chiama la sorella da una cabina telefonica e le dice di aver ricevuto una proposta di lavoro come promotrice Avon. Poi raggiunge le amiche, Maria Grazia e Raffaella, con le quali passa del tempo. Intorno alle 19:30 le tre si salutano e di Emanuela si perde ogni traccia. 

La scomparsa di Emanuela Orlandi, da semplice fatto di cronaca, diventa ben presto un caso che interessa l’Italia, occupa telegiornali e programmi d’informazione. Se ne discute, se ne parla, si affollano ipotesi diverse. 

Se ne parla fin troppo, forse, col risultato che in questa storia apparentemente piccola finiscono per intersecarsi trame grandissime, da film di spionaggio americano. Depistaggi, Vaticano, scandali economici, il tentato assassinio del Papa, cose che sembrano lontane dalla figura di Emanuela Orlandi, ma che potrebbero averne determinato la fine. 

Le ipotesi

Vatican girl sofferma la sua attenzione su alcune ipotesi principali, quelle più plausibili e su cui pure la magistratura ha potuto indagare.

Il 20 novembre 1984, il movimento estremista turco Lupi Grigi rilascia un comunicato in cui dichiara di avere Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, una ragazza scomparsa da Roma nel giugno del 1983. Il gruppo terrorista – secondo l’ipotesi – avrebbe rapito le due ragazze per fare pressioni sul Papa e ottenere la liberazione di Mehmet Ali Ağca. 

Secondo altri, Emanuela scompare quando il padre, Ercole Orlandi, viene a conoscenza di una presunta attività di riciclaggio in cui è coinvolto lo IOR. È una pista che collegherebbe il caso di Emanuela ad altri misteri italiani: il rapimento di Roberto Calvi e il crac del Banco Ambrosiano.

Andrea Purgatori, cui Vatican girl dà ampio spazio, considera credibile anche l’ipotesi, forse, più atroce. Una possibilità – sostenuta anche da un’amica di Emanuela, anonima – è che la ragazza sia stata fatta sparire da un alto prelato, dopo alcuni episodi di molestie e violenze ai danni della quindicenne.

Vatican girl non privilegia mai nessuna pista. Sta allo spettatore rielaborare tutte le informazioni ed eventualmente credere a una verità o a un’altra. Qualunque sia, tutti gli intervistati sono però sicuri di una cosa: il Vaticano sa.

Lo conferma lo stesso Papa Francesco, che a Pietro Orlandi dice poche, ma chiare parole: “Emanuela è in cielo”.

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