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Durante la settimana dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, vogliamo parlarvi di donne che ispirano.

La donne, ogni giorno sono chiamate ad essere delle Virgo virago.

Devono dimostrare una risoluta fortezza d’animo e di non arrendersi di fronte alle difficoltà, come Clorinda della “Gerusalemme” di Torquato Tasso.

Dall’Italia all’Inghilterra fino ad arrivare al Marocco: ecco quattro grandi donne da cui trarre ispirazione.

Emmeline Pankhurst

È la donna che ha fondato la Women’s Social and Political Union e ha combattuta la battaglia più dura in Occidente per i diritti delle donne. Se oggi le donne godono di una certa libertà è anche per merito suo.

donne

Il motto di Emily era:

“Non arrenderti. Non smettere mai di lottare”

Diana Spencer

La principessa triste è stata una delle reali più amate dal popolo inglese.

È sempre stata impegnata in cause umanitarie, dalla lotta all’AIDS nei paesi in via di sviluppo alle mine anti uomo. Ha lasciato un solco nel cuore dei sudditi.

In un’intervista alla BBC, la principessa Diana affermò:

Voglio che i miei ragazzi imparino a comprendere le emozioni della persone, le loro insicurezze e preoccupazioni, le loro speranze e i loro sogni”

Michelle Hunziker

Michelle Hunziker nel suo libro “Una vita apparentemente perfetta ” confessa di essere stata vittima di violenza in passato. E proprio i suoi trascorsi l’avrebbero spinta a fondare la Onlus “Doppia Difesa”.

Fadhma Aith Mansour

Fadhma, è la voce di tutte le donne che dimostrano, ogni giorno, la  straordinaria ricchezza e varietà di reazioni che hanno difronte alla scomoda condizione di stare al mondo.

Fadhma ha raccontato la sua condizione di eterna esiliata e donna in un libro intitolato: “Storia della mia vita”.

Il valore della testimonianza di Fadhma è senz’altro etnografico, sociologico, antropologico-culturale e antropologico-giuridico.

Fa luce, con disarmante onestà, sull’universo culturale kabylo, con le sue crudeltà e i suoi sentimenti, sulla condizione delle donne, la cui identità di genere è perpetuamente costruita e decostruita dallo sguardo comunitario, sulle consuetudini berbere.

Storia della mia vita fa luce anche sulla condizione di esilio in cui versarono migliaia di altri magrebini, sulle complicazioni etniche, biografiche, geopolitiche e intime che possono condizionare gli attori sociali in quanto locutori e sul senso, infine, di una scelta espressiva precisa: la scrittura.

La scrittura di Fadhma è una lezione di etica e di estetica raminga, tanto più importante in una stagione della civiltà occidentale nella quale l’inatteso è sopraffatto dall’efficienza della programmazione.

Abbiamo spaziato tra donne contemporanee e scrittrici che hanno lasciato il segno nel mondo della letteratura e dei diritti umani, ma ci sarebbero altri milioni di donne di cui parlare.

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