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Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne vogliamo ricordare luoghi e i simboli più importanti di questo giorno in cui non si festeggia ma si commemora e si combatte.

Perchè il 25 Novembre

Il 25 novembre PatriaMinerva Maria Teresa Mirabal vanno alla prigione per far visita ai loro mariti, detenuti dal regime perché oppositori politici di Rafael Leonidas Trujillo, erano gli anni ’60 nella Repubblica Domenicana.

Sulla strada verso la prigione, vengono rapite e subiscono una serie di violenze spaventose: vengono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone, strangolate e poi lanciate in un precipizio a bordo della loro auto. L’obiettivo del regime era simulare un incidente.

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Quei tragici omicidi, nonostante la censura, sono diventati il motivo scatenante di una rivolta culminata con la morte del dittatore nel 1961.

Da quel giorno, il 25 novembre diventa la data di celebrazione delle sorelle Mirabal e ottiene un primo riconoscimento nel 1981.

Un altro passo viene fatto 10 anni dopo al Center for Global Leadership of Women (CWGL), che propone 16 giorni di attivismo contro la violenza dal 25 novembre al 10 dicembre. Oggi è una delle ricorrenze più celebrate.

I simboli della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Dal 2009, uno dei simboli della giornata internazionale sono le scarpe rosse.

Create dall’intuizione di una artista messicana, Elina Chauvet autrice dell’installazione delle famose scarpe da donna di colore rosso o dipinte di rosso sistemate per le strade per dire stop alla violenza di genere.

violenza sulle donne

Le scarpe rosse in Italia hanno un successo incredibile e cosi nasce anche  l’Associazione “Il Nastro Rosa contro la violenza sulle donne e di genere.

I numeri della violenza sulle donne

Ci sono i numeri impressionanti che danno l’idea della gravità e dell’urgenza. Ma non bisogna dimenticare che dietro a quei numeri ci sono storie vere. Di donne che ogni giorno, in tutto il mondo, subiscono violenza.

Le statistiche

  • In tutto il mondo, si stima che circa il 35 % delle donne abbia subito violenza, sessuale o psicologica, almeno una volta nella vita. Nel 38 per cento dei casi di omicidi di donne, il colpevole è il partner.
  • Le bambine già sposate con un uomo (solitamente molto più grande) ammontano a 22 milioni circa. Centinaia di milioni di altre bambine sono a rischio matrimonio forzato e/o precoce. La situazione non potrà che peggiore man mano che la popolazione mondiale continua a crescere.
  • Nonostante sia un fenomeno che ha registrato una notevole diminuzione dalla metà degli anni Novanta, ogni anno nella sola Africa ci sono tre milioni di donne e di bambine a rischio FGM (female genital mutilation, mutilazioni genitali femminili).
  • Nel trenta per cento dei casi a livello globale, le donne subiscono violenza dal proprio partner all’interno delle mura domestiche. L’Africa subsahariana e il Sud-est asiatico sono le zone del mondo maggiormente colpite dal problema.

I luoghi per non dimenticare

Lentamente, all’aumentare dell’emergenza e della consapevolezza, gli omaggi alle vittime della violenza domestica sono via via diventati più frequenti.

I primi monumenti sono stati in Australia e in Nord America. A Ottawa, nel Minto Park, il più imponente: un grande dolmen, circondato da altre pietre conficcate nel terreno.

violenza sulle donne

Ma di sicuro l’effetto più imponente è quello dei murales: da Parma e Bologna alle città del Brasile si stanno diffondendo in tutta Europa e America Latina.

Tra le artiste più impegnate, la brasiliana Panmela Castro, conosciuta anche come Anarkia Boladona, i cui lavori in difesa delle donne appaiono in tutta Rio De Janeiro, ma anche a Brooklyn e in varie parti del mondo.

In Yemen, per esempio, c’è Haifa Subay che con l’hashtag #Silent_Victims sta tappezzando i muri della capitale Sana’a.

violenza sulle donne

Milano, in pieno centro storico, a un passo dalle colonne di San Lorenzo, resiste al traffico e alle intemperie il “Wall of Dolls“, un muro pieno di bambole appese in ricordo di tutte le vittime italiane di femminicidio, citate con nome e cognome.

Cosa fare

Oltre a partecipare agli eventi e impegnarsi in prima persona per abbattere silenzio e pregiudizi, possiamo aderire alla campagna di raccolta fondi, promossa da D.i. Re (Donne in rete contro la violenza), l’associazione nazionale che raccoglie tutti i centri antiviolenza regionali.

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