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Avete presente quella sensazione di vuoto che vi prende quando perdete qualcosa a cui siete tanto legati? Quel vuoto che solo un Big Mac Menù può colmare, ecco, si esatto, quella sensazione lì, questo è quello che accade quando si arriva alla fine della serie “Le Regole Del Delitto Perfetto”.

Partiamo dal fatto che il titolo originale è “How to Get Away with Murder” ( io ancora devo arrivare a ricordarlo e pronunciarlo) è una serie statunitense trasmessa la prima volta il 25 settembre 2014 dalla ABC e giunta alla conclusione con l’ultimo episodio il 14 maggio 2020.

Vi voglio raccontare brevemente la mia esperienza e come sono arrivata a innamorarmi di questa serie tv che rientra tra le mie preferite.

 Il 1 novembre 2020 è sbarcata su Netflix l’ultima stagione vantando per un mese o poco più il posto tra i TOP TEN, la piattaforma arrivava a bloccarsi per il troppo affollamento. Vi lascio immaginare la mia curiosità nel voler capire chi fosse questa amata Annalise Keating. Vi risparmio i particolari di panico nel momento in cui il sistema crollava e io mi sentivo come i protagonisti dei meme su internet.

Dopo tre settimane, 90 episodi e molti, molti omicidi ho concluso il mio viaggio nel mondo del diritto penale.  Perché guardare una serie così chiacchierata? Perché perdere tempo ad assecondare la follia di Peter Nowalk ideatore della serie? ATTENZIONE NON CI SARA’ NESSUN TIPO DI SPOILER.

Vi dico stavo preparando il mio ultimo esame proiettato proprio su diritto pubblico, non che c’entri molto, ma vi assicuro che questa serie mi ha dato la grinta nell’affrontare qualcosa che reputavo più grande di me, è stata la mia compagnia durante questo periodo orrendo, ti sembra di entrare in un altro mondo.

Dal primo episodio è un continuo spalancare gli occhi davanti ai grandiosi colpi di scena, non fa perdere mai l’attenzione al suo spettatore, allo stesso tempo lo manda in confusione e allo stesso tempo gli fa ipotizzare teorie surreali su quello che succede o potrebbe.

Fonte immagine memegenerator.net

Si affrontano temi importantissimi in modo naturale e spigliato senza nessun tipo di tabù dall’omosessualità, alla bisessualità, la comunità LGBT, il problema delle dipendenze e soprattutto si fa luce su un sistema giudiziario statunitense che non funziona, che non è leale. Viola Davis ( Annalise Keating) affronta nella  quarta stagione, un discorso davanti alla Corte Suprema da brividi dichiarando che “ Il razzismo fa parte del DNA dell’America”, ma di lei cosa dire di più dopo un Oscar, l’Emmy e il Tony Award, ben due volte, un Golden Globe e cinque Screen Actors Guild Award. Una vera e propria regina del settore.

In termini attoriali anzi teatrali per meglio dire, la serie è circolare ovvero finisce con la stessa scena e inquadratura dell’inizio, ma con una grande sorpresa.  

Gli attori erano totalmente all’oscuro dell’intera storia, nessuno sapeva come diavolo sarebbe finita, si, avete capito bene, vivevano tutto al momento e questo da almeno qualche rumorus che serpeggia tra gli i grandi appassionati della serie è stato motivo nel creare vere e proprie tensioni tra gli attori, insomma sappiate che se vedete qualcuno piangere o andare nel panico è perché sta per avere davvero un vero crollo nervoso.

Genialità o follia? Qualunque sia la verità siamo davanti a un vero prodotto mondiale che ha ottenuto un successo enorme, qualcuno è rimasto un po’ amareggiato dal finale consumato molto rapidamente, vero, ma posso dirvi con certezza che ho pianto fino a sentirmi male. Questa serie insegna quella che è la lotta alla sopravvivenza umana, che le bugie danno vita ad altre bugie e che improvvisamente potrebbe piacerci la vita da studente di Giurisprudenza. E voi che dite? Siete disposti ad entrare nel gruppo esclusivo di Annalise Keating?

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