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I diritti dei Riders sono i diritti di tutti, perchè il loro luogo di lavoro è la strada, la stessa strada di cui usufruiamo tutti per ragioni diverse, ed allora perchè non dovrebbero essere tutelati? Di questo e tanto altro si è parlato ieri alla Bicycle House in Galleria Principe a Napoli, durante l’incontro dedicato proprio a questa nuova figura professionale che è sempre esistita ma durante il lockdown ha vissuto una notevole impennata di richieste, lavoratori e quindi purtroppo anche di infortuni.

Luca Simeone , direttore del Napoli Bike Festival, ha dato il via all’incontro alla presenza delle autorità ma anche dei riders che hanno potuto fermarsi prima di tornare a lavoro, il primo che ha dato voce a ” quella borsa vuota di diritti” è stato Antonio Prisco, rider di professione e punto di riferimento per i suoi colleghi che qualsiasi problema hanno, sanno di poter contare su di lui, sulla sua voce che va in giro per l’Italia per farsi ascoltare, in qualità di membro Nidil CGIL Riders. Le parole di Antonio sono state molto concrete, il rider è un vero e proprio lavoro ” non lo facciamo per divertimento ma per guadagnare i soldi che ci permettono di vivere” perchè non siamo tutelati al pari di chi va in ufficio? La strada è il nostro luogo di lavoro e non è meno importante. Citando Yolanda Diaz, Ministro del Lavoro spagnolo dice ” Il progresso tecnologico non può combaciare con il ritorno al ‘900 per i diritti del lavoratore”. Qualcosa si sta muovendo nel mondo dei riders sopratutto grazie a chi come Antonio ci mette la faccia e si fa portavoce di quella che oggi non è più una minoranza ma una voce sempre più forte che non intende farsi imbavagliare dalla burocrazia o dalle piattaforme alias i loro datori di lavoro.

Antonio è stato supportato anche dal Prof. Federico Martelloni dell’ Università Alma Mater Bologna, molto attento al fenomeno dei riders nel nord Italia, ci ha parlato dell’esperienza dei riders bolognesi che per dimostrare che anche la loro professione esiste e che sono persone e che come tali vanno trattate hanno in primis bloccato per un giorno la rete di consegne e poi hanno coinvolto l’amministrazione comunale scrivendo la Carta dei diritti dei lavoratori digitali, un contratto trilaterale tra lavoratori, piattaforme e comune, purtroppo al momento soltanto due piattaforme di consegna hanno aderito. Questo mi fa pensare che bisogna farsi in ogni caso sentire, a voce sempre più alta per poter ottenere ciò che ci spetta di diritto, e la storia del nostro paese ce lo insegna.

L’incontro è stato intenso e ricco di spunti di riflessione, l’Assessore alle politiche sociali di Napoli Monica Buonanno ha dato il suo sostegno ai riders in quanto ” grazie a loro abbiamo un modo nuovo di vedere i luoghi di lavoro, che deve essere salubre” continua dicendo che ” sulle ruote dei riders camminano anche i diritti di altri lavoratori, sulle loro spalle ci sono anche i diritti di quelle persone che non possono uscire di casa” L’Assessore Buonanno in prima persona è impegnata con i riders per far aderire le piattaforme alla Carta dei diritti dei rider, scritta a Marzo 2020 nel pieno della pandemia da Covid 19 e tutt’ora ignorata da queste grandi multinazionali che continuano ad dispregiare la dignità al profilo professionale , rifiutando quanto le amministrazioni ed i lavoratori fanno per ottenere ciò che invece dovrebbe essere un diritto di base, la sicurezza sul lavoro.

Proprio di sicurezza sul lavoro si è parlato con Adele Pomponio INAIL Campania, che ha suggerito percorsi di prevenzione, con una comunicazione efficace è possibile instillare la cultura della sicurezza, sia nel mondo dei riders ma allargando sempre più la fascia dei destinatari delle norme di sicurezza , perchè “lavorare in sicurezza è un diritto, un dovere anzi un obbligo.” L’Inail in questo è al fianco dei riders e li tutela, forse non tutti lo sanno ma il rider infortunato , “anche se speriamo di ” arrivare ad infortuni 0″ come dice Adele Pomponio, può contare su di loro.

Infine sottolineamo che questo è un lavoro di sinergie, i riders si fanno sentire, le amministrazioni li appoggiano, l’Inail è con loro ma la terza gamba dello sgabello è proprio il consumatore, che va sensibilizzato e deve acquisire più rispetto nei confronti del rider in quanto persona e come professione, anche fare acquisti consapevoli è un modo efficace per consentire a questi lavoratori di lavorare nei giusti tempi e modi.

L’incontro si chiude con una bellissima proposta da parte di Luca Simeone che offre lo spazio di Bicycle House come ” casa del rider” ovvero quello spazio in cui riposarsi, riparare la bicicletta, riunirsi in modo da infondere nel rider stesso un senso di appartenenza e di autoriconoscimento di cui adesso si ha un gran bisogno e qui le porte sono sempre aperte.

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