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La sfida europea del Just Transition Mechanism “cambierà nei prossimi dieci anni il modo di consumare, di abitare e il modo di alimentarsi se davvero vogliamo arrivare all’obiettivo della neutralità climatica”. Così Martedì 14 gennaio 2020 ha commentato il commissario Ue agli affari economici, Paolo Gentiloni il tanto atteso progetto Sustainable Europe Investment Plan, piano comprensivo del Just Transition Mechanism, Fondo di transizione equa che dovrebbe contribuire al percorso verso la neutralità climatica entro il 2050.

Le cifre parlano di 100 miliardi d’investimento ripartiti tra gli stati membri e un lavoro inteso anche per correggere “la normativa europea sugli aiuti di Stato in linea con gli obiettivi politici del Green deal” come specifica fiducioso il commissario Gentiloni.

Ursula von der Leyen, Presidente Commissione Europea dal 1 Dicembre 2019

Per il presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, il Patto Verde per l’Europa ha come obbiettivo principale fare dell’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050: un obbiettivo politico con l’ambizione di mettere “tutti i Paesi dell’Unione Europea come fosse un solo uomo”.

Tutto molto ambizioso ma: che cos’è concretamente la neutralità carbonica ?

Le emissioni zero (o neutralità carbonica) è un calcolo preciso che consiste nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni emesse e l’assorbimento di carbonio. Quando si rimuove anidride carbonica dall’atmosfera si parla di sequestro o immobilizzazione del carbonio. Per raggiungere tale obiettivo di neutralità quindi, l’emissione dei gas serra dovrà essere controbilanciata dall’assorbimento delle emissioni di carbonio.

I principali pozzi di assorbimento naturali sono rappresentati dal suolo, dalle foreste, e dagli oceani. Secondo le stime però, i pozzi naturali rimuovono tra i 9.5 e gli 11 Gt di CO2 all’anno. Nel 2017, le emissioni globali di CO2 hanno superato di più di tre volte (37.1 Gt) la capacità totale di assorbimento dei pozzi naturali.

I finanziamenti del Green Deal quindi devono agire e promuovere pozzi di assorbimento delle emissioni agendo sui sistemi di generazione di energia, sull’efficienza energetica, e su una modifica indispensabile al sistema industriale contemporaneao. Per molti una corsa contro il tempo con obbiettivi molto ambiziosi, anche se accompagnati da investimenti milionari.

L’europarlamento a riguardo, ha chiesto che la normativa indichi obiettivi intermedi – incluso l’obiettivo preventivamente concordato della riduzione del 55% entro il 2030 –  e che si agisca coerentemente a una rapida eliminazione entro il 2020 dei sussidi ai combustibili fossili su scala europea e nazionale.

L’associzione Friends of the Earth Europe ha criticato le cifre investite dichiarandole comunque troppo basse “per adeguarsi alla scala di trasformazione necessaria per affrontare l’emergenza planetaria“.

 

 

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