Il Piano d'azione nazionale per l'economia sociale: una cornice per far crescere comunità, lavoro e innovazione
L'Italia ha avviato un percorso organico per rafforzare l'economia sociale, in attuazione della Raccomandazione del Consiglio europeo del 27 novembre 2023 sullo sviluppo delle condizioni quadro del settore. Il Piano d'azione nazionale nasce per riconoscere e valorizzare un ecosistema ampio: cooperative, mutue, enti del Terzo settore, imprese sociali, fondazioni, associazioni, enti religiosi civilmente riconosciuti ed enti sportivi dilettantistici.
Il punto di partenza è chiaro: l'economia sociale non è una nicchia, ma una parte strutturale del Paese. Secondo i dati Istat richiamati nel Piano, nel 2022 l'Italia contava 398.612 organizzazioni dell'economia sociale, con 1,53 milioni di addetti e oltre 4,6 milioni di volontari rilevati nel 2021. Numeri che raccontano una presenza diffusa, capace di generare valore economico, coesione territoriale e risposte concrete a bisogni sociali sempre più complessi.
La definizione adottata riprende il quadro europeo: soggetti privati che forniscono beni e servizi ai propri membri o alla società, ponendo al centro il primato delle persone e delle finalità sociali o ambientali rispetto al profitto, il reinvestimento degli utili per scopi collettivi o di interesse generale e forme di governance democratica o partecipativa.
Perché il Piano è importante
Il documento riconosce che le sfide ambientali, digitali, demografiche ed economiche richiedono politiche coordinate. L'economia sociale può essere una leva per affrontare vulnerabilità, fragilità sociali, spopolamento, accesso ai servizi, inclusione lavorativa e transizione ecologica. In particolare, il Piano richiama il ruolo strategico dei territori, con attenzione al Mezzogiorno e alle aree caratterizzate da maggiori fragilità socioeconomiche.
La prospettiva non è soltanto normativa. Il Piano punta a costruire un metodo di lavoro tra istituzioni, amministrazioni, reti associative, soggetti privati e organizzazioni dell'economia sociale. La logica è quella della collaborazione: politiche pubbliche più coerenti, strumenti finanziari più accessibili, competenze più forti e maggiore capacità di misurare l'impatto generato.
Le principali linee di intervento
Tra gli ambiti indicati emergono il coordinamento delle competenze amministrative, il rafforzamento dell'amministrazione condivisa, la fiscalità, gli incentivi, il social procurement, il ruolo del volontariato, le politiche del lavoro e l'innovazione sociale. Il Piano dedica inoltre spazio all'accesso a strumenti finanziari, alla filantropia, alle reti di secondo livello, al riuso del patrimonio immobiliare e alle partnership tra economia sociale e imprese tradizionali.
Un altro capitolo decisivo riguarda la conoscenza: formare competenze nella pubblica amministrazione, sostenere ricerca e statistiche, comunicare meglio il valore dell'economia sociale e promuovere strumenti di misurazione dell'impatto sociale. Senza dati, competenze e consapevolezza pubblica, il rischio è che il contributo di queste organizzazioni resti sottovalutato.
Una sfida di sistema
Il Piano ha durata decennale e prevede una revisione di medio termine dopo i primi cinque anni. Il monitoraggio si collegherà anche alle scadenze europee del 2027 e del 2032, con attenzione a dati quantitativi e qualitativi, valutazione delle politiche e coinvolgimento degli attori interessati.
Per SocialStation, questo passaggio rappresenta un'occasione importante: raccontare l'economia sociale significa dare spazio a un modello che mette al centro persone, comunità e territori. La sfida ora è trasformare il Piano in azioni misurabili, capaci di sostenere chi ogni giorno produce valore sociale, lavoro dignitoso e innovazione al servizio del bene comune.