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UK: stop ai social media per i minori di 16 anni. La legge, le proposte concrete e le sfide dell'età digitale

UK: stop ai social media per i minori di 16 anni. La legge, le proposte concrete e le sfide dell'età digitale

June 17, 2026 SocialStation 6 views

Il quadro normativo: la Children's Wellbeing and Schools Act 2026

Il 15 giugno 2026 il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato una delle misure più radicali al mondo in materia di protezione dei minori online: il divieto, per i ragazzi under 16, di accedere ai principali social network. Una decisione definita "una linea nella sabbia" tra lo Stato, le famiglie e le grandi aziende tecnologiche, che rappresenta una svolta epocale nel dibattito globale sulla sicurezza digitale dei giovani.

La base giuridica del provvedimento è già in vigore. La Parte 3 della Children's Wellbeing and Schools Act 2026 — approvata dal Parlamento britannico — conferisce al governo il potere di introdurre restrizioni sull'accesso dei minori alle piattaforme digitali tramite legislazione secondaria (secondary legislation), senza dover approvare un'intera nuova legge. Questo strumento accelera i tempi: le prime normative attuative potrebbero arrivare in Parlamento entro Natale 2026 ed entrare in vigore nella primavera del 2027.

Quali piattaforme saranno vietate e per chi

Il divieto riguarderà le piattaforme di tipo "user-to-user" — cioè i servizi il cui scopo principale è l'interazione sociale, dove gli utenti pubblicano contenuti e un algoritmo decide cosa mostrare agli altri. Nel mirino ci sono: Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram (Meta), Facebook (Meta) e X (ex Twitter). Restano invece esclusi dal divieto le app di messaggistica privata come WhatsApp e Signal, così come YouTube Kids.

Il governo britannico ha dichiarato di voler andare oltre il modello australiano — il primo Paese al mondo ad aver introdotto un ban simile nel dicembre 2025 — aggiungendo blocchi su funzionalità specifiche considerate dannose: il livestreaming con sconosciuti e il contatto diretto da parte di adulti non noti al minore. Queste restrizioni si estenderanno anche a una gamma più ampia di servizi, compresi i siti di gaming. Per i 16 e 17enni, le stesse restrizioni saranno attive per impostazione predefinita, con la possibilità di disattivarle consapevolmente.

Il nodo centrale: la verifica dell'età (age assurance)

Il punto più delicato — e controverso — dell'intera misura riguarda il sistema di verifica dell'età. Un divieto è efficace solo se si riesce a sapere chi ha meno di 16 anni, e questo implica dover controllare l'età di tutti gli utenti, adulti compresi. Il governo ha chiesto all'Ofcom (l'autorità regolatoria britannica per le comunicazioni) di condurre uno studio rapido sui metodi più efficaci di "age assurance" — ovvero di verifica dell'età in grado di accertare che l'utente abbia più di 16 anni.

Le principali tecnologie allo studio includono: il caricamento di un documento di identità governativo, la scansione del volto tramite stima dell'età con intelligenza artificiale, o il ricorso a provider terzi certificati di verifica. Tutte queste soluzioni sollevano però preoccupazioni in tema di privacy: per separare i minori dagli adulti, è necessario raccogliere dati personali sensibili di tutti gli utenti, creando potenziali archivi di dati attraenti per attacchi informatici. Non a caso, una coalizione di aziende privacy-first — tra cui Mozilla, Proton e Mullvad — ha già espresso forte opposizione, con il CEO di Proton Andy Yen che ha definito la verifica obbligatoria dell'età "la morte dell'anonimato online".

Le proposte concrete in campo: oltre il semplice divieto

Il piano del governo britannico non si limita al ban dei social: comprende un pacchetto di misure articolate e concrete.

  • Divieto di social media per under 16: le piattaforme non potranno offrire servizi ai minori di 16 anni. L'entrata in vigore è prevista per la primavera 2027.
  • Blocco del livestreaming e dei contatti da sconosciuti: alcune funzionalità particolarmente rischiose verranno disabilitate per i minori su tutte le piattaforme.
  • Restrizioni estese al gaming online: i siti di gaming saranno inclusi nelle nuove norme, ampliando il perimetro di tutela ben oltre i soli social network.
  • Limiti sui chatbot AI "romantici": i cosiddetti companion chatbot progettati per simulare relazioni intime dovranno imporre un'età minima di 18 anni.
  • Coprifuoco notturno e stop allo scrolling infinito: il governo sta valutando limitazioni orarie notturne e la fine dello "scroll infinito" per i minori di 18 anni, con dettagli attesi per luglio 2026.
  • Sanzioni per le aziende: le piattaforme che non rispetteranno le norme potranno ricevere sanzioni significative. L'Ofcom è incaricato di rivedere i propri poteri di enforcement.

Il contesto: dall'Online Safety Act alla consultazione pubblica

L'annuncio non nasce nel vuoto. Il percorso verso questo divieto ha radici nell'Online Safety Act del 2023, la legge che ha istituito l'Ofcom come regolatore della sicurezza online, e in un'ampia consultazione pubblica denominata "Growing up in the online world" (Crescere nel mondo digitale), svoltasi dal 2 marzo al 26 maggio 2026. La consultazione ha ricevuto oltre 116.000 risposte: 9 genitori su 10 si sono dichiarati favorevoli al divieto per gli under 16, e due terzi dei giovani stessi hanno concordato che i minori di 16 anni dovrebbero essere esclusi almeno da alcune piattaforme.

Secondo i dati dell'Ofcom del 2025, il 95% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni utilizza i social media, con il 96% che possiede un proprio profilo. Destano particolare preoccupazione i dati sulle fasce più giovani: il 37% dei bambini tra i 3 e i 5 anni usa già i social media, e il 60% di loro ha un proprio profilo.

Le critiche: tra preoccupazioni per la privacy e dubbi sull'efficacia

La misura non è priva di oppositori. Chi critica il ban sostiene che potrebbe spingere i ragazzi verso spazi online meno regolamentati e quindi più pericolosi. L'esperienza australiana è già un banco di prova: i teenager più determinati hanno aggirato i blocchi ricorrendo a VPN e credenziali altrui, mentre i sistemi di verifica dell'età hanno sollevato interrogativi sulla loro accuratezza e sulle modalità di gestione dei dati. L'organizzazione ARTICLE 19 ha commentato che sarebbe più efficace vietare alle aziende tecnologiche di raccogliere e utilizzare i dati dei minori per promuovere contenuti nocivi, piuttosto che vietare l'accesso ai social.

Un trend globale: il Regno Unito non è solo

Il movimento per limitare l'accesso dei minori ai social media sta prendendo piede in tutto il mondo. L'Australia ha aperto la strada con il suo ban per i minori di 16 anni, entrato in vigore nel dicembre 2025. La Francia ha introdotto nel 2023 una legge che richiede il consenso dei genitori per i minori di 15 anni. Undici stati membri dell'Unione Europea hanno già chiesto l'introduzione di una verifica dell'età per i minori di 15 anni a livello comunitario. Negli Stati Uniti, numerosi stati hanno approvato leggi simili, anche se la questione rimane dibattuta a livello federale per via dei principi costituzionali sulla libertà di espressione.

Cosa cambia nella pratica: una roadmap per il futuro

Per i genitori e gli educatori, è importante sapere che il divieto non sarà operativo prima della primavera 2027 e che i responsabili delle sanzioni saranno le piattaforme, non i ragazzi o le loro famiglie. Nel frattempo, il governo si aspetta che le grandi tech company inizino ad adeguarsi volontariamente. I prossimi mesi saranno cruciali per la definizione dei dettagli tecnici e regolatori: a luglio 2026 sono attesi ulteriori annunci su coprifuoco notturno e scroll infinito, mentre entro fine anno dovrebbe arrivare in Parlamento il primo pacchetto di normative attuative.

La sfida, in definitiva, non è solo tecnologica o legale: è culturale. Come ha detto lo stesso Starmer, il vero obiettivo è "ridare ai bambini la loro infanzia". Ma riuscire a proteggere i minori online, senza sacrificare la privacy di tutti e senza spingere i più giovani verso angoli ancora più bui del web, resterà la sfida più difficile da affrontare.